(Ricerca a cura di Pasquale Palladino)
Ad esclusione di Napoli, che dal 1971 al 2001 subisce pesanti perdite al tessuto manifatturiero a causa di un intenso processo di delocalizzazione, la maggior parte dei comuni si distribuisce tra quelli stabilmente avanzati – contraddistinti da una buona capacità attrattiva e una struttura industriale in crescita – e tra quelli emergenti. Nel gruppo degli “avanzati” ritroviamo, tra i primi, i comuni di Arzano, Pomigliano d’Arco, Casandrino, Acerra, Nola e Casalnuovo. Per quanto riguarda le industrie tessili e dell’abbigliamento, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Arzano e Casandrino si confermano nel quarantennio tra i primi comuni per numero di addetti. Rispetto al 1971, Grumo Nevano e Frattamaggiore risultano nel 2001 comuni in discesa, mentre Arzano parte da una posizione di rilievo nell’area che consolida negli anni, nonostante alcune perdite subite nel numero di occupati negli anni novanta. Anche per le imprese della concia e della fabbricazione di pelli i comuni a nord di Napoli attraggono il maggior numero di aziende. Si tratta dei comuni di Arzano, Casandrino, Grumo Nevano e Melito. I primi due comuni, partiti al 1971 con un numero esiguo di imprese operanti nel settore, sono stati successivamente interessati da un progressivo incremento, con picchi nel 1981 e nel 2001. Infine, La maggior parte della produzione dei metalli fino al 1971 si realizza nella città di Napoli. Al 2001, sono soprattutto i comuni dell’area a nord di Napoli ad esprimere una maggiore capacità di crescita. Il quarantennio è stato favorevole per i comuni di Giugliano, S. Antimo e Arzano che hanno incrementato il numero di imprese del settore. Nei primi due comuni tale crescita ha riguardato anche il numero di occupati mentre ad Arzano l’espansione del settore è stato frenato, presumibilmente dalla presenza di industrie meno dinamiche (dagli anni ’80 perde circa 500 addetti).
Pubblicato su La Voce di Arzano, gennaio 2025
(Claudia Avolio, Camera di Commercio Napoli, 2014)


