Gli In-Stabili al Teatro Eduardo, uno spettacolo per le scuole, che racconta del bullismo e scuote le coscienze
C’è un silenzio particolare che cala in sala quando il teatro smette di essere finzione e diventa specchio. È quello che si è respirato nei giorni 10, 12 e 13 febbraio al Teatro Eduardo di Arzano, dove è andato in scena uno spettacolo capace di toccare corde profonde e spesso rimosse.
La produzione, firmata da Gli In-Stabili, racconta la storia di due ragazze apparentemente opposte, antitesi l’una dell’altra, ma unite da una fragilità comune, difficile da intercettare per adulti troppo presi dalla gestione del quotidiano. Un dolore che nasce in un vissuto ordinario e che, proprio per questo, diventa ancora più inquietante.
Il testo, scritto e diretto da Lucia Barra, non cerca scorciatoie emotive né soluzioni facili. Al contrario, chiede allo spettatore una partecipazione attenta, mettendo al centro il tema dell’empatia, dell’andare oltre le apparenze, della responsabilità collettiva nel comprendere e sostenere i ragazzi di oggi, sempre più soli nella gestione delle proprie emozioni.
Diversi i momenti percepiti dal pubblico come snodi emotivi potenti. “L’altra faccia della medaglia” è una ferita aperta che costringe a guardare in faccia il disagio, il bullismo, la sofferenza silenziosa che attraversa scuola, famiglia e società. Molti spettatori hanno raccontato di essersi riconosciuti, di aver rivissuto esperienze personali, di essersi sentiti finalmente “meno soli”.
In scena Lucia Barra, Caterina Meles, Antonio Favarolo, Antonio Esposito, Maria Cuccurullo, Claudia Preziuso e Rosaria Margarita danno corpo e voce a personaggi complessi, evitando ogni stereotipo. Le interpretazioni restituiscono con misura e profondità il dolore di due giovani “diverse ma complementari”, vittime e carnefici di un malessere che non riguarda mai un solo individuo. Le coreografie della Ballet Academy di Agnese Spiezia, accompagnano la narrazione con un linguaggio fisico essenziale, capace di amplificare emozioni e tensioni senza sovrastarle.
Quello andato in scena ad Arzano non è stato solo uno spettacolo teatrale, ma un atto di responsabilità culturale. Un lavoro che invita al confronto, apre un dibattito necessario e ricorda come il teatro, quando osa guardare dove spesso si preferisce distogliere lo sguardo, possa ancora essere uno strumento potente di consapevolezza collettiva.